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PAVIA. «Attualità in tema di irradiazione corporea totale (Tbi)». E' il titolo del convegno in programma sabato nell'aula Golgi del San Matteo. L'incontro è organizzato dalla Struttura di Radioterapia Oncologica del Policlinico, con il patrocinio dell'Airo (l'Associazione Italiana di Radioterapia Oncologica) e dell'Aifm (l'Associazione Italiana di Fisica in Medicina). Presidente del convegno è il direttore della Radioterapia Oncologica, professor Pietro Franchini. «Le metodiche attuali - commenta Franchini - consentono l'esecuzione della TBI in buona sicurezza clinica e di dosaggio, riducendo la tossicità acuta».
Il Policlinico San Matteo, dove operano due importanti strutture ematologiche (per adulti e pediatrica), presenta un elevato numero annuo di richieste di Tbi. «Tutte le domande - spiega Franchini - vengono evase dalla Radioterapia Oncologica, che dopo un'adeguata preparazione del personale medico, fisico, tecnico, infermieristico e l'acquisizione di tutti i necessari e complessi strumenti e presidi, è in grado di rispondere adeguatamente al bisogno. Ci è sembrato quindi giusto organizzare un convegno che, esaminando le problematiche cliniche, radioterapiche e fisiche, consentisse agli addetti ai lavori una valida puntualizzazione sui vari aspetti di questo importante trattamento».
L'irradiazione corporea totale è una terapia in uso da alcuni decenni e viene molto spesso impiegata nei trattamenti oncoematologici sia in età pediatrica che adulta. Quasi sempre associata alla chemioterapia, rappresenta un presidio spesso indispensabile nella preparazione ai trapianti di midollo.
«Per la cura delle malattie e neoplasie ematologiche - spiega il professor Franchini - il trapianto di cellule staminali emopoietiche è divenuto un mezzo terapeutico ormai routinario ed efficace, anche se estremamente complesso nella sua esecuzione e gestione. L'obiettivo del trapianto, come sappiamo, è quello di sostituire il midollo osseo emopoietico alterato con un patrimonio di cellule staminali, ottenute da un donatore sano, il cosiddetto trapianto allogenico, o dallo stesso paziente, autologo, in grado ricostituire il sistema emopoietico ed immunitario e quindi favorire la guarigione». Nella fase antecedente al trapianto, l'obiettivo da perseguire è quindi quello di distruggere le cellule staminali del paziente. «Tale scopo si ottiene o attraverso l'associazione di farmaci chemioterapici o utilizzando regimi di associazione radio-chemioterapica che prevedano l'uso della irradiazione corporea totale».
La Tbi è stata descritta per la prima volta nel 1907 da Dessauer come «bagno di raggi X» per la cura di pazienti affetti da linfoma o da neoplasia solida disseminata. Negli ultimi vent'anni, da trattamento palliativo è divenuta una metodica radioterapica d'elezione nei programmi terapeutici avanzati delle emopatie maligne.
L'applicazione della Tbi richiede una reale e fattiva interdisciplinarietà delle competenze. Il medico oncologo radioterapista è il responsabile del trattamento ed è colui che deve condividere le problematiche clinico-ematologiche con l'ematologo che si occupa di trapianto di midollo osseo. Ma assolutamente necessaria è anche la collaborazione con l'esperto in fisica medica, responsabile della stesura del piano relativo ai dosaggi di trattamento e della loro ottimizzazione, e con il tecnico sanitario di radiologia medica, che esegue e coordina le operazioni inerenti il trattamento del paziente.